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Mille storie ed un Bistrot.

sapore del bello

Ci sono cose che vengono prima perché è lì che devono essere e rimanere. Sono le certezze che risolvono quando la complessità si fa sentire. Essere davanti al citofono ed esitare solo per il piacere di farlo, prima di abbandonarsi all’incontro. I 5 minuti che precedono all’alzata del sipario sono fatti di vuoto e di euforia, lì c’è tutto il senso del voler essere sulla scena nonostante tutto.

Guardo la strada e aspetto il primo passo per gustare come sarà. Questo è il “mio prima” di oggi. Sento uno sguardo, mi accoglie come a dire “Signora, il suo tavolo l’aspetta”. Entro, inizia lo spettacolo. Perdo il senso del tempo e dello spazio, torno indietro e volo lontano in un circo di gioia e stupore. Tutto si muove, ma siamo fermi. Al bancone del bar incontri, forse i primi o magari rubati, il profumo è quello di un mare dolce. Gli occhi corrono, curiosi e affamati fino alle mongolfiere, poi scopro i ricordi di una partita di biliardo tra veri gentlemen, in gioco l’onore della propria donna. Ammetto di aver provato felicità, di un tipo semplice ed emozionato come alla prima pagina di un nuovo libro.

Il tavolo è rotondo, piccolo ma prezioso. Trovo tutto quello che c’è stato in quelle posate. Mi parlano di una famiglia inglese, di un camino nobile e di un setter stanco che si scalda ai miei piedi.

Il burro mi sveglia, accende la bocca con sapidità ed è caldo come a ricordarmi che il momento è solo mio. Le alici del Cantabrico sono una passione e questa sera sono lì solo per me. Le ho mangiate già prima di averle morse, ma è con il burro che le sento come le volevo. Morbide ma presenti, eroiche.

Intorno a me c’è vita, fermento ma il tempo si ferma fino all’ultimo morso.

Riparto poi in una giostra di sapori, salgo e con morbida eleganza conosco altri volti e altre storie.

Del pane ben tostato, caldo di olio giovane, mi riporta alla casa di Angelie: squisita padrona di casa che sa come farsi ricordare. Ha scelto per me l’abbondanza, l’opulenza ma con una classe che solo lei può. Scopro così che il foie gras, è l’intimo amante di un gambero rosso fresco di mediterraneo: sono dolci ma ognuno con un carattere diverso e la diversità ne fa l’ unione perfetta. Sono felice dentro, ho scoperto qualcosa più buono del pane, burro e marmellata.

Poco più in là un banchetto di festa, non è il mio ma ci sono lo stesso mio malgrado. Però sotto il tavolo il mio piede batte il tempo della musica che tutti cantano.

Guardo dei cappelli, di lana cotta, marroni con i segni del coraggio di chi lascia la sua terra per costruire il futuro dei propri figli. Penso a questo lungo viaggio, ai saluti sul primo binario; le lacrime sono serene perché da lì parte la nuova vita. Nella valigia più in là c’è un barattolo di pomodori di Maria. Li aveva raccolti due settimane fa con orgoglio di mamma dopo una giornata che aveva segnato le mani. Li aveva scelti per portare un nuovo seme di sé in una terra lontana. Oggi Mimmo li ha usati per me. In questa puttanesca conosco Maria, il suo orto, la sua fatica ed i suoi sogni. La bocca è piena ma il cuore di più. Mi muovo tra il sole dei pomodori dolci e l’oro del grano sotto ai denti, indugio sui capperi e riparto così  per un boccone nuovo e saporito. Il piatto è goloso e la tartare di tonno è un ospite non previsto, di un altro tempo che Maria non ha conosciuto.

A questo punto la strada è stata tanta, mi alzo, lascio un sguardo sui guantoni da box. Lo lascio lì perché quando tutto intorno cambierà di nuovo, la Langosteria Bistrot possa ancora essere un po’ casa mia.

Langosteria Bistrot – Via Privata Bobbio 2, Milano.